l'editoriale -
 

Tirando “un pò le somme dell’anno”, ci si accorge che la categoria del “trail running” è quella che è cresciuta percentualmente di più a livello numerico nel 2010. Innanzitutto che cos’è i l “trail running”?: “è una variante della corsa che differisce dalla corsa su strada e dalla corsa su pista, in quanto generalmente si svolge su percorsi normalmente utilizzati per l'escursionismo, in particolare in montagna.Questi percorsi si snodano su sentieri inaccessibili per diversi chilometri da strade asfaltate fatta eccezione, di solito, per l'inizio e la fine dell'escursione ed attraversano colline, montagne, altopiani, boschi ed in generale remote zone naturali. La natura stessa del percorso rende il Trail Running particolarmente impegnativo sia per il profilo altimetrico che per la tipologia di terreno sconnesso sul quale si corre. Le gare di Trail Running più lunghe sono definite ultratrail”(fonte Wikipedia).
Sulla base di questa definizione è difficile fare un preciso distinguo tra trail running e skyrunning. La realtà è che tra competizioni di trail e di skyrunning ,l’Italia nel 2010, ha visto una notevole crescita che ha portato più di 30.000 finishers (per la precisione 30279-fonte RunningintheparkLAB-) a competere in 135 competizioni. Inoltre si è assistito al consolidamento della quota “rosa” con una percentuale del 14% sul totale che è la stessa percentuale di presenze femminili nelle gare più “blasonate” in territorio nazionale cioè le maratone e le mezze maratone.
Sarà un caso oppure è un fenomeno che ambisce a diventare la “nuova frontiera” della corsa?
 
Cormon 5 Febbraio 2011(riproduzione riservata)


Secondo il rapporto di Cittalia le città italiane producono anidride carbonica in "maniera diversa";in particolare l’”asse” MI-RO-TO produce anidride carbonica per più del 50% delle altre 15 città metropolitane . Roma è in testa indisturbata con il 34,9% seguono Milano 12,7 e Torino 11,1%. MI-RO-TO sono state però piuttosto virtuose negli ultimi 10 anni: hanno diminuito le loro emissioni rispettivamente -14,1%,-5,1%,-8,4%. Il problema vero delle emissioni al Nord è dovuto al riscaldamento domestico in quanto gas e elettricità incidono al 70% delle emissioni globali . Il secondo responsabile è il trasporto urbano,ma la quota della mobilità incide molto più pesantemente al Centro-Sud Italia rispetto al Nord. In pratica questa è la situazione (molto schematizzata):
NORD :
IN :mobillità urbana e sostenibile (bike sharing,piste ciclabili,mezzi pubblici).A Milano 30%Co2 automobili
OUT: consumo gas ed elettroinquinamento . A Milano 70% Co2 derivante da Gas 45% e elettricità 25%
CENTRO-SUD
IN:consumi di gas (clima migliore)
OUT:mobilità urbana. A Roma il 40% della Co2 è determinata dalle automobili. A Catania il 50%!


Cormon 11 Dicembre 2010

 


Importanti risultati sugli effetti sul fisico dell’atleta nelle corse di lunga distanza sono stati presentati al Meeting Annuale della “Radiological Society of North America”.I ricercatori hanno seguito i corridori per due mesi lungo un percorso di 4.500 chilometri durante la Transeurope 2009 per studiare come i loro corpi hanno risposto alle condizioni di alto stress di una gara di lunga distanza.
“A causa della completezza dei dati accumulati in questo studio, abbiamo potuto acquisire nuove e importanti conoscenze per quanto riguarda l’“endurance running” e che riguarda,in particolare, i muscoli del corpo e il grasso corporeo di ogni singolo atleta,” ha detto Uwe Schütz, specialista in ortopedia e chirurgia traumatologica nel Dipartimento di Diagnostica e Radiologia Interventistica presso l’Ospedale dell’Università di Ulm in Germania. “Molto di quello che abbiamo imparato finora può essere applicato anche al runner allenato,ma non professionista “.
“Una delle cose sorprendenti che abbiamo scoperto è che, nonostante l’intensa attività quotidiana sportiva, i muscoli delle gambe degli atleti si sono effettivamente “degenerati” a causa del consumo immenso di energia ” ha detto il Dott. Schütz . Mentre la maggior parte della gente non corre-ovviamente- a questi livelli estremi, alcuni dei risultati dello studio hanno implicazioni per il maratoneta e anche per il corridore amatoriale. Ad esempio, i risultati hanno dimostrato ,sorprendentemente e smentendo molti “luoghi comuni”,che se un corridore ha un’ infiammazione intermuscolare nelle gambe superiori o inferiori, di solito è possibile per lui continuare a correre senza il rischio di ulteriori danni ai tessuti. Altre, come infiammazione delle articolazioni, anche se il continuare a correre non è consigliabile , non sempre comporta un danno permanente. Secondo il Dott. Schütz “la regola che ’se vi è dolore, si dovrebbe smettere di correre’ non è sempre corretta”.
Ma sarà vero?

Cormon, 2 Dicembre 2010(riproduzione riservata)


 

La naturale evoluzione di un parco ,dove poter correre in totale libertà, è un bosco immerso nella natura impervia della montagna . Il trail running in altitudine è un’emozione unica in quanto và oltre la pratica del running intesa come gesto atletico e sportivo ; la corsa diventa secondaria rispetto alla natura e al clima.Correre all’alba, su terreno ghiacciato, neve ,temperatura sotto lo zero  è un’esperienza  che si avvicina di più a qualsiasi sport estremo che alla pratica della corsa .
Le sensazioni che vengono esaltate da tali condizioni climatiche , appartengono alla pratica di un particolare tipo di running ; stò parlando di lunghe distanze(ultramaratona) dove l’aspetto fisico/tecnico “lascia il campo” a quello psicologico . La caratteristica principale degli ultramaratoneti è proprio quella di sapere andare oltre il gesto sportivo inteso come ritmo di corsa e prestazione cronometrica e la vera “sfida” diventa il poter “correre” a lungo in condizioni estreme.
Il Trail running esalta  la possibilità di andare oltre le proprie abitudini consolidate di training (il proprio percorso e i propri “ritmi di corsa”) e di provare una sensazione di armonia con la natura circostante vissuta in totale “intimità
 
Cormon, 27 novembre 2010 (riproduzione riservata)


Il "buon Gebre" non si sa per un carattere un pò volubile e istintivo-ipotesi remota- o per puri motivi commerciali -più probabile-, ha deciso di ritornare alle competizioni (fonte NY Times e Twitter-Gebre-) a distanza dall'annuncio shock post maratona di NY.E' lecito ,al di là di condivisibilissime ragioni, il continuare a voler essere protagonista, ma è facile immaginare che le pressioni commerciali siano uno dei motivi dominanti. E' utile ricordare le conferenze stampa pre maratona di NY quando lo stesso Gebre pianificava la presenza alle Olimpiadi di Londra  2012. Certo che le modalità di annuncio di ritiro e di immediato "ritiro" dell'ipotesi di "ritiro"-gioco di parole- siano un pò curiose. Ma in fondo il buon Gebre è campione di sport ,ma forse non di "comunicazione"! ( anche se è molto abile ad adoperare un social network come Twitter!)



Cormon, 18 novembre 2010 (riproduzione riservata)








 

Secondo i dati diffusi dell'osservatorio Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) dell'Istituto Superiore di Sanita' emerge che un italiano su tre non fa alcuna attivita' fisica e si puo' definire sedentario, il 37% fa una leggera attivita', al di sotto delle linee guida raccomandate (30 minuti al giorno per 5 giorni alla settimana) e solo il 33% fa sufficiente movimento. Un’analisi che fa emergere il problema della sedentarietà in Italia : il 32% sono donne e il 28% uomini. La scarsa attivita' fisica e' un fattore legato anche alla condizione sociale, dal momento che le persone con maggiori difficolta' economiche sono quelle meno attive. E anche il titolo di studio rappresenta una variabile significativa: il 39% di coloro che fanno poca o nessuna attivita' fisica non hanno un titolo o hanno la licenza elementare, mentre tra chi ha conseguito una laurea, la percentuale scende al 25%. Gli italiani piu' sedentari sono quelli d'eta' compresa tra i 50 e i 69 anni, in cui si trova il 33%, rispetto al 26% dei 18-24enni, al 27% dei 25-34enni e al 30% dei 35-49enni. La mappa geografica della distribuzione di chi non pratica sport vede in particolare il Sud con Basilicata (che ha il primato negativo con il 47% dei non attivi), seguita da Abruzzo (45%), Campania (43%) e Sicilia (41%). 

4 Novembre 2010


L’80% dei bambini non gioca più fuori casa : in pratica l’attività ludica è predominante nell’ambito casalingo (Tv,PC ?). Va di conseguenza, che oltre a fattori culturali si può tranquillamente dire che le città sono sempre meno a misura di bambino. Secondo la Società italiana di pediatria “La differenza più importante fra l'essere bambino ieri e oggi è la scomparsa del tempo libero e la possibilità di uscire di casa da soli per incontrarsi con amici, scegliere con loro un gioco e un luogo adeguato, vivere insieme, anche se dentro il confine di regole dettate dalla famiglia, le esperienze dell'avventura e del rischio". Il quadro generale è dunque impietoso : le città italiane pur dedicando notevoli risorse economiche e umane, non rispondono alle esigenze dei bambini.


29 Ottobre 2010

 

4.898.496. Questo è il dato delle persone afflitte da obesità in Italia con un costo sociale è pari a 8,3 miliardi di Euro all’anno espressione di tutti i costi, diretti ed indiretti, generati dalla patologia . L’obesità è un’ emergenza sanitaria globale dei prossimi anni tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha posto la prevenzione e la cura di questa patologia tra gli obiettivi più importanti da conseguire a breve termine. Il costo sociale annuo di una “generica” persona obesa è stato stimato in circa 1700 Euro -dati ISTAT Health for All 2008-(1400 Euro di costi sanitari e 300 di costi non sanitari). Il costo sociale annuo stimato dell’obesità risulterebbe essere di 8,3 miliardi di Euro, pari a circa il 6,7% della spesa santiraria pubblica. Ipotizzando una vita media attesa della persona obesa di 75 anni, è stimabile in circa 100.000 Euro aggiuntivi il costo sociale totale di un diciottenne obeso rispetto ad un coetaneo normopeso. Tutto questo senza contare il dato più importante : la salute e le aspettative di vita inferiori per una persona "fuori forma".
Soluzioni immediate?....Il running!




22 Ottobre 2010

 

IMPRESE EPICHE

Avevamo acclamato Dean Karnazes per la sua impresa di 50 maratone in 50 stati (americani)in 50 giorni(2006).
Avevamo applaudito il simpatico e tenace atleta torinese Enzo Caporaso per la sua fatica (solitaria) al Parco Ruffini a Torino nelle sue 51 maratone in 51 giorni(2008) e le per sue 7 da 100k consecutive (2010).
Ora giunge un nuovo record cioè quello del francese Serge Girard che in un anno ha fatto ben 27.011 km di corsa cioè 74 km al giorno in tutta Europa. Ha un senso tutto questa competizione a distanza nel running ? E’ ovvio che per ognuno di loro si e forse bisogna rispettare ,come democraticamente si fa nella corsa in genere, qualsiasi impresa. Certo -opinione personale- che l’impresa meno eclatante a livello sportivo, ma più reclamizzata (DVD,TV e giornali) è quella dell’Ultramarathon man Dean Karnazes ; l’impresa di Dean ,se si va a guardare proprio il DVD, ha una valenza più che di tipo sportivo di tipo sociale. Non è un’impresa agonistica ,ma un viaggio itinerante nella patria del running (Usa)con interviste e dialoghi tra i partecipanti e una funzione pedagocica molto predominante (notevole l’apporto di numerose scolaresche). E questo, al pari dell’Ecomaratona sulle spiaggie d’Italia del torinese Giuseppe Tamborino, “appare” a prima vista, più significativo perchè implica una fortissima valenza didattica ed educativa (che è l’anima per il benessere fisico di una nazione civile).
Ma questa è un’opinione del tutto personale.


Cormon, 18 ottobre 2010 (riproduzione riservata)



IL VALORE DELLA CORSA

Il valore di una corsa ,molte volte, va al di là del gesto sportivo e strettamente fisico. Me ne accorgo quando alcuni avvenimenti incidono sull’umore generale e le preoccupazioni hanno il sopravvento su qualsiasi attività tranne...sul running.

E’ stupefacente e strano allo stesso tempo perchè inizialmente i pensieri ,in particolare negativi, riescono a inficiare il gesto sportivo ,ma dopo qualche minuto il tutto scompare ed è sola la “serotoninica” corsa che si impadronisce della mia persona.
E’ forse questo il vero “valore aggiunto” che ci permette di amare e desiderare correre in qualsiasi situazione atmosferica e a qualsiasi latitudine.


Cormon, 13 Ottobre 2010


SKYRUNNING O NO?

E’ in atto una “sottile”, ma importante disamina sul ruolo dello skyrunning nell’attività complessiva della corsa in Italia. Di fronte a numeri importanti ( e unici) di crescita della disciplina, vi è talvolta una forma di ostracismo sia all’interno del movimento running sia all’interno degli appassionati della montagna. Da una parte si evidenzia il fatto che la corsa in montagna è da considerare come una disciplina solitaria e non di massa come una maratona normale e noi obiettiamo : perchè vi è una crescita costante di numeri laddove in altri settori-vedi maratone italiane- non lo è ? Dalla parte degli appassionati puri della montagna vi è la critica-con motivazioni speculari e contrarie a quelle dei runners-che la troppo “massa” di skyrunners possono creare una forma di “turismo” non sostenibile per l’equilibrio delle montagne nazionali.
Ci permettiamo di suggerire una “terza via”. La corsa pur essendo un fenomeno collettivo è un’atto sportivo individuale e quale miglior “teatro” se non un luogo salubre e “oggettivamente” spettacolare? Detto questo deve essere sensibilità degli organizzatori il non deturpare e arrecare danno alla montagna stessa con manifestazioni troppo “invasive”. Come? Semplicemente adottando-e sarebbe ora- criteri di ecosostenibilità organizzativa per esempio già introdottii da federazioni sportive transnazionali  (www.ecosport.ch). In sostanza chi “sgarra” paga o meglio ; gli stessi organizzatori non vengono  aiutati economicamente o non vengono autorizzati (l'anno dopo) alle manifestazioni stesse.
Semplice? In altri paesi si..in Italia meno.


Cormon , 6 Ottobre 2010

 

MARATONA?


Qual’è il significato della parola “maratona”? Una e una distanza sola: 42,195 chilometri. Le altre distanze devono avere “pari dignità” (5Km, 10Km, mezza maratona), ma sono di un diverso universo.E’ diventato così “significativo”-e di moda- il terminare una maratona ,che si finisce per reclamizzare una corsa di altre distanze con la stessa terminologia.

In realtà alla voce “maratona” nella sua definizione storica, si scopre che è “una gara di corsa delle discipline dell’atletica leggera, disputata sulla distanza di 42,195 km, grossomodo equivalente alla distanza che intercorre tra la città greca di Maratona, appunto, e Atene;la scelta di questa distanza così particolare trae origini dalle gesta del soldato greco Filippine che percorse questa distanza per portare alla capitale la notizia che i persiani erano stati fermati in battaglia sul campo di Maratona e morì poco dopo stremato dallo sforzo” (fonte Wikipedia).

Ora, non è che si può identificare la “vera corsa” solo in base allo sforzo compiuto, ma il desiderio è quello di riscontrare un “approccio” più democratico e "corretto"” per ogni gara di running. Per cui ,in definitiva, e giusto dare merito a chi ha preparato i fatidici 42 chilometri, ma è altrettanto corretto chiarire che la maratona non può essere (inizialmente e senza preparazione) alla portata di tutti. Per arrivarci ai 42 chilometri è decisamente consigliabile passare dai 5km ,poi ai 10 km e alla mezza maratona(21 chilometri).

Solo così si può dare giusto riscontro e adeguata terminologia a queste onorevolissime e indispensabili gare che ,non dimentichiamoci, avvicinano milioni di ex sedentari allo sport.

 Cormon, 1 ottobre 2010 (riproduzione riservata)
 

“MEA CULPA” VERDE
La notizia della violenza perpetrata a fine luglio ai danni della jogger nel Parco Colletta di Torino è destinata a far discutere a lungo riaprendo un problema mai risolto : la sicurezza nelle aree verdi cittadine. Il dibattito sulla sicurezza non è nuovo per Runninginthepark e , in verità, fonte di autentica frustazione (nostra) in quanto, ci rendiamo conto di non essere riusciti a compiere fino in fondo la nostra “missione”. Si perchè di missione si parla, in quanto da più di due anni stiamo “mappando” (sul campo) le aree verdi interessate alla corsa con il progetto “Running in the park” tramite una dettagliata scheda finale con relativi giudizi (ratings). Tra questi voti finali il più importante è sicuramente quello relativo la sicurezza. Come riassunto di questa attività, l’unico parco che si è distinto con una nota di merito alla voce “sicurezza” è stato il Parco Bastioni di S.Zeno a Verona (RW Luglio 2010). Come si è arrivati alle “cinque stelle” per il Parco veronese? Non con le colonnine S.O.S, poco per le telecamere (elemento dissuasore, ma con problemi di atti vandalici), poco con l’illuminazione. In realtà l’elemento che distingue e rende realmente il parco “sicuro”è la presenza di “assistenti civici”(a Verona) che sorvegliano a tutte le ore il parco stesso. In fondo un metodo non nuovo se pensiamo che è stato alla base del successo (o quasi) ,in fatto di sicurezza, del Central Park di New York. La svolta newyorchese è stata quella di investire ,tramite un ente preposto cioè il Central park Conservancy, e un nutrito servizio di vigilanza attiva 24 ore su 24 all’interno dell’area verde. Un approccio al problema molto “deciso” e sicuramente dispendioso, ma altrettanto efficace.
E’ inutile “girarci in torno”: il presidio è veramente l’unico sistema contro ogni tipo di violenza. Chi scrive se ne è reso conto di persona recentemente ai Giardini Montanelli di Milano durante un sopralluogo mattutino in quanto è stato fermato dalla Polizia municipale come elemento sospetto (stavo facendo foto). Onestamente invece di essere indispettito sono stato felice di questa particolare attenzione segnale evidente di presidio attivo da parte della municipalità milanese. Purtroppo questi casi non sono frequenti nel panorama italiano e le nostre indagini sul campo hanno evidenziato una situazione generale di sicurezza che raramente contempla la presenza costante di forze dell’ordine. La nostra colpa (“mea culpa” verde) è stata quella di essere troppo benevoli (ratings) nei confronti della sicurezza nei parchi in quanto abbiamo pensato che le colonnine s.o.s o quant’altro potessero essere sufficentI  o almeno il “minimo indispensabile”. Ci sbagliavamo o meglio, la vicenda della jogger torinese, ha evidenziato una situazione insostenibile che deve essere denunciata e che va oltre ogni evidenza economica : siamo onestamente stufi di sentir parlare di presenze “vip” alla maratona di New York e ,allo stesso tempo, non riuscire a garantire sicurezza al “comune mortale runner” che si allena nei parchi ,magari per la prossima 42k, e (ovviamente) senza guardie del corpo personali al seguito. Vorremmo ravvisare, una volta tanto in qualche comunicato stampa, che l’amministrazione comunale “pinco pallino” o l’organizzatore della maratona “pippo” si prende l’impegno di fornire vigilanza organizzata permanente su campi di training ai nostri colleghi/e runners (andando per esempio a sacrificare una voce economica destinata al marketing).
Tutto questo anche per evitare l’insinuarsi di una cultura di pensiero ,frutto della giustificata paura collettiva e già presente in molte donne, che ci si possa allenare nei parchi solamente in compagnia di altre persone.
La corsa deve rimanere uno sport libero da condizionamenti e costrizioni. In caso contrario non è sport, ma pura e semplice “paura”.


Cormon, 15 settembre 2010 (riproduzione riservata)


TRAINING&CO.

Per una ragione o per l’altra, siamo –parlo a nome dei runners in generale- inclini a sottovalutare dei piccoli allenamenti che non fanno parte della “routine” classica del training : eppure sono veramente efficaci per una programmazione annuale della corsa cioè cercando di eliminare infortuni e migliorando lo stato fisico del proprio “motore” . Cerchiamo di elencare dei semplici esercizi o “modalità” che ci possono aiutare in maniera molto semplice:
SCALE : sono la base ,al pari delle salite, della forza esplosiva. Se invece di prendere l’ascensore quotidianamente, vi abituate a salire sulle scale vi accorgerete presto dei benifici (in particolarequando affronterete salite anche lievi in gara).
SALTARE LA CORDA: un’esercizio non usuale per i runners, ma eseguito uno o due volte la settimana per 5 minuti è fondamentale per abituarsi a coordinare i movimenti a beneficio di eventuali correzioni di tecnica di corsa(in più migliora la forza esplosiva). 
SPRINT FINALE: aiuta mentalmente e fisicamente il tuo corpo allo sprint finale introducendo ,sul finale di allenamenti lunghi, una variazione di ritmo “decisa” (più 25% del ritmo nell’ultimo chilometro o 500 mt).



Cormon  18 maggio 2010  

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Un urto violento. Il parabrezza sfondato. Il volo di molti metri. E’ l’immagine drammatica di uno dei tanti incidenti stradali che coinvolgono runners durante il training su percorsi cittadini. E , per la gran parte delle volte, succede in zone mancanti di marciapiede e con il veicolo incriminato che sopraggiunge alle spalle. E’ il classico dilemma tra colpevolizzare, a propria scelta, una volta le autorità(ci sono poche piste ciclabili/pedonali), l’investitore-ovviamente- e quasi mai l’investito. Eppure una pur minima responsabilità ce l’ha anche chi, disgraziatemente, subisce l’impatto. L’articolo 190 comma 1 del Codice della strada cita testualmente “I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposta al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione. Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l'obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulla carreggiata a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione. ..”.
Può sembrare paradossale, in un momento come quello attuale dove vi è maggiore sensibilità al trasporto “ecologico”, porre in evidenza delle norme di comportamento che “richiamano all’ordine” chi di solito è la "parte lesa". E’ anche vero, e questo vale per i runners , che le giustissime battaglie per uno spazio più adeguato nelle metropoli vanno fatte con lo spirito di chi conosce le regole e le applica in misura ineccepibile. E’ solo e unicamente partendo da questa sensibilità ,patrimonio effettivo  della comunità dei podisti, che si creano i presupposti per reclamare uno spazio che è circoscritto alle poche gare podistiche su strada, dove la gran parte delle volte, siamo anche ingiustamente mal sopportati.

Cormon (riproduzione riservata) 15 maggio 2010  



 

 
Un articolo del New York Times ha portato alla luce il dibattito tra chi corre le lunghe distanze. L'aumento di partecipanti alle maratone ha diminuito la velocità media. Sono sempre di più  coloro che portano a termine maratone correndo per 5 o 6 ore. Negli Stati Uniti, secondo gli ultimi dati, coloro che hanno portato a termine  proprio la maratona sono triplicati in 30 anni, mentre la velocità media è aumentata di molto.
Secondo alcuni questo ha rovinato il mito della maratona e ha addirittura apportato maggiori costi( tempi di percorrenza lunghi=maggiori costi organizzativi) . Se in passato aver partecipato ad una maratona era motivo di orgoglio personale ora portarla a termine è alla portata di tutti (anche se ci vuole impegno e determinazione). Secondo altri -l'altra corrente di pensiero-, lo stimolo della maratona ha portato decine di migliaia di persone a lasciare il divano e tenersi in forma.
Chi ha ragione? Era meglio il mito della maratona irrangiungibile di una volta o la maratona a portata di tutti (attuale)?




Cormon  11 maggio 2010 



 

Diamo troppo tutto per scontato. Ebbene si cari runners , fino alla scorsa settimana , per me la crisi ipoglicemica coincideva con la classica "crisi" sul finire di una gara di media/lunga distanza. Non era piacevole, ma era superabile. No, la crisi ipogligemica o mancanza di zuccheri nel sangue del corpo umano ha una versione più "strong" e coincide con quella che può mietere delle vittime (vedi il caso Cucchi recentemente) e che ho provato sulla mia "pelle". Reduce da un banale interventino chiriurgico(tonsille) , un bel giorno della settimana , mi sono trovato letteralmente "per terra" per tre volte e costretto ad essere trasportato in luogo adeguato per accertamenti. Il risultato ? Grave carenza ipoglicemica post intervento. Mia grossa sorpresa perchè 15 giorni fa correvo tranquillamente una 21k e ora...
Non siamo tutti Superman!



Cormon (riproduzione riservata) 1 maggio 2010  


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Ma siamo sicruri che il running non sia uno sport d'elite? Il dubbio sorge spontaneo scovando ,tra gli appunti di viaggio di una blogger (che citiamo testualmente) a DUBAI :

La vera sorpresa è stata il giro nel “parchetto cittadino” di al Nahada, il quartiere in cui viviamo. Ingresso libero, laghetto artificiale interno, campo giochi così curato che da noi solo il giorno dell’inaugurazione e di fronte alla stampa. Una pista da jogging delimita il tutto, segnalando le distanze ogni 100 metri, affiancandosi alla pista per le biciclette. Di tanto in tanto una collinetta riserva il suo spazio alle strutture di legno massiccio e pulitissimo destinate a barbecure e picnic. A metà del giro uno spiazzo raccoglie ogni genere di attrezzo da palestra: ciclette, step, pettorali, addominali.Tutto gratis, ho controllato, nessuna moneta da inserire. Le parti metalliche, ancora di un bel blu acceso, sono luminose e ben tenute, gommini tutti al loro posto e pulitissimi, chiunque si sieda poggia per bene la sua salvietta e si pulisce le scarpe prima dell’uso.


La domanda (provocatoria) è questa: ma bisogna andare fino alla straricca  Dubai-dove tra l'altro il clima non è agevole per la corsa- per trovare percorsi a misura di runners? 


29 aprile 2010  




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Per una volta è utile far parlare le parole degli altri. Il nuovo libro di J.Rifkin è un viaggio intorno all'esperienza condivisa termine difficile per sottolineare il ruolo dell'EMPATIA nella società attuale dove il sapere ,con l'avvento di internet, è condiviso. In particolare l'esempio più calzante e affine alla nostra filosofofia è quello della scienzata Jane Goodall con il suo studio trentennale con gli scimpanzè : i risultati sono stati eclatanti in quanto nessuno è mai riuscito ad entrare e capire la società dei primati pur rimanendone ai confini cioè con quell'empatia non invasiva che è stata caratterizzante della vita di Jane Goodall. Ne troppo vicina, ne troppo lontana al "gruppo", ma in misura discreta e vera tanta da essere stata accettata per naturale...empatia.   



23 aprile 2010 
 


Start&stop che cos'è? E' il nome di una nuova tecnologia automobilistica molto in voga che permette di diminuire (dicono) sia i consumi sia le emissioni di CO2. Consiste in un dispositivo che automaticamente spegne il veicolo quando ci si ferma per più di determinati secondi (semaforo per esempio)e riaccende automaticamente il veicolo quando lo si desidera senza azionare l'accensione. Non siamo degli esperti motoristi per elogiare o meno il dispositivo. Possiamo, per similitudine, però affermare che la stagione di allenamento per noi runners sta vivendo una fase di "start & stop" in quando è molto difficile seguire i normali programmi di allenamento in quanto il clima non ci sta aiutando con improvvisi freddi e rovesci copiosi e temperature più miti -ma molto raramente-.
In fondo anche la vita, se vogliamo vedere, è per definizione uno "start&stop"continuo per cui non non ci resta che...correre!



Cormon (riproduzione riservata) 5 aprile 2010 



4.898.496. Questo è il dato delle persone afflitte da obesità in Italia con un costo sociale è pari a 8,3 miliardi di Euro all’anno espressione di tutti i costi, diretti ed indiretti, generati dalla patologia . L’obesità è un’ emergenza sanitaria globale dei prossimi anni tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha posto la prevenzione e la cura di questa patologia tra gli obiettivi più importanti da conseguire a breve termine. Il costo sociale annuo di una “generica” persona obesa è stato stimato in circa 1700 Euro -dati ISTAT Health for All 2008-(1400 Euro di costi sanitari e 300 di costi non sanitari). Il costo sociale annuo stimato dell’obesità risulterebbe essere di 8,3 miliardi di Euro, pari a circa il 6,7% della spesa santiraria pubblica. Ipotizzando una vita media attesa della persona obesa di 75 anni, è stimabile in circa 100.000 Euro aggiuntivi il costo sociale totale di un diciottenne obeso rispetto ad un coetaneo normopeso. Tutto questo senza contare il dato più importante : la salute e le aspettative di vita inferiori per una persona "fuori forma"!
Cormon 30 marzo 2010





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E’ arrivata alla fine (o quasi- c’è ancora qualche problema di tipo formale/costituzionale -) la riforma sanitaria Usa fortemente voluta dal presidente americano Barack Obama. A latere di questo storico avvenimento che estende la copertura sanitaria a milioni di cittadini americani, si è svolta la curiosa scenetta della firma con l’ausilio, da parte del presidente, di ben 22 penne come da rituale (verranno regalate a sostenitore e colleghi politici).
Se dovessero approvare, per similitudine, una riforma nazionale-la “butto lì"- per maggiori fondi statali destinati allo sviluppo della pratica sportiva del running nel verde, probabilmente il nostro presidente (che sia del Consiglio o della Repubblica ) dovrebbe donare 22 paia di scarpe da running ad amici e colleghi.

Saremmo disposti a donarle Noi le 22 scarpe (a patto che si compia effettivamente una riforma di tale portata).
Pura utopia...

Cormon (riproduzione riservata) 25 Marzo 2010

 

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Quale inutile spreco di carta viene quotidianamente perpetuato in tutti gli uffici. Mi capita, spesso, di lottare con la burocrazia interna per sradicare questo anacronistica abitudine. E sto parlando di uffici o società tecnologicamente avanzate dove però culturalmente rimane “secondario “ pensare di avere un “back up” dei documenti via –per esempio- chiavetta Usb invece che nell’inutile quanto inquinante foglio di carta. Non ultimo , sarebbe interessante, completare il processo di aggiornamento-già avviato- dell’iscrizione alle manifestazioni podistiche solo via online. Sarebbe un segnale modernamente ecocompatibile dal mondo del running.

Cormon (riproduzione riservata)
23 Marzo 2010


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Non tutti conoscono quello che sarà il luogo del prossimo G8 a fine giugno: la regione canadese del Muskoka. Molte volte il luogo di un incontro tra i grandi della Terra viene “svilito” dall’importanza dell’avvenimento e delle sue implicazioni (vedi Genova del 2001). In realtà vogliamo anticipare l’avvenimento stesso illustrando, brevemente, la regione canadese famosa per i suoi colori magnifici che vanno dal verde al rosso al giallo . In particolare varrebbe la pena sottolineare lo straordinario patrimonio naturalistico dell’Algonquin Park. Il Parco ,come da “cartolina canadese” è un’immensa foresta di aceri ,un numero infinito di corsi d'acqua e  si possono inoltre incontrare alci, orsi, lupi, cervi.
Da giugno in poi, il paesaggio, sarà “inquinato” da qualche presenza di troppo ,ma noi (e gli autoctoni) preferiamo ricordarlo così.
 
Cormon
© Riproduzione riservata (8 marzo 2010)

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Q
uesto è il caso olimpico :“Il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha aperto un'inchiesta sui festeggiamenti della Nazionale canadese di hockey che ha vinto l'oro ai Giochi di Vancouver. Le atlete hanno celebrato esibendo sigari e bottiglie di champagne sul ghiaccio, subito dopo la vittoria per 2-0 nella finale con gli Stati Uniti. Ma al Cio il party dopo la medaglia proprio non è piaciuto. «Bere alcol non è ciò che si vuole vedere in un impianto olimpico», ha dichiarato Gilbert Felli, direttore esecutivo del Cio”
Sicuramente il Cio ha il dovere di preservare l’immagine e lo spirito olimpico, ma se vogliamo analizzare con “un occhio” più esteso ai festeggiamenti del dopo gara in ambito sportivo, le immagini vanno ai numerosi casi più “esagerati” in particolare nel mondo del calcio.
A questo punto le atlete canadesi risultano delle vere e proprie “dilettanti”.
 
Cormon (Riproduzione riservata) (2 marzo 2010)

 


S
embra facile sposare l’onda ambientalista derivante dalla nota vicenda riguardante il fiume Lambro. Non è così . E’ opinione comune che il disastro ambientale poteva essere limitato con una più ampia informazione riguardo le procedure di emergenza sia da parte delle autorità sia da parte dei cittadini. Non si poteva evitare del tutto il problema ,ma lo si poteva circoscrivere. Quello che è più sconcertante e sfugge all’umana comprensione, è il secondo disastro cioè il ritrovamento di nuovi rifiuti tossici che sono stati letteralmente “gettati” nel fiume come se si trattasse di una “discarica a cielo aperto”. E’ un’atto vile che offende ancora di più l’animo di chi ogni giorno opera in favore dell’ambiente e in particolare, di chi sta cercando di salvare il fiume Lambro e il suo ecosistema. Il pericolo è che oltre a infiltrazioni criminali nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti, si debba anche combattere con un’opinione pubblica oramai insensibile a qualsiasi devastazione sia di tipo culturale sia di tipo ambientale. E’ proprio questo che preoccupa : non esiste più, se mai è esistita, una coscienza ecologista e/o ambientalista.

Cormon

© Riproduzione riservata (1 marzo 2010)